“Rt scende a 1,43, ma rischiano 20 regioni” – Corriere.it

L’Istituto Superiore di Sanit ha pubblicato oggi il nuovo bollettino contenente i dati di monitoraggio dello stato dell’epidemia di Covid in Italia. I dati per la settimana dal 2 all’8 novembre, con aggiornamenti fino all’11 novembre, sono stati fondamentali Cinque regioni sono sfollateDa domenica 15 novembre, in zone a rischio diverse da quelle di oggi: è così Campania e Toscana, che passano al rosso, e Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia e Marki, che si trovano nella zona arancione.

Cosa dicono questi numeri? Come sempre, ci sono molte cose che sono molto importanti.

1. L’indice Rt scende in Italia, ma resta molto alto: 1,43. Dal 22 al 4 novembre la RT è stata calcolata come casi sintomatici pari a 1,43; La scorsa settimana era a 1,72.
Perché è così alto? Primo, perché se Rt non scende al di sotto di 1, significa che l’epidemia è in espansione: ogni persona infetta infetta più di una persona. Secondo, perché questo indicatore è calcolato su casi sintomatici: sappiamo che si sviluppano anche pazienti asintomatici. Infine, perché ci sono valori medi di Rt superiori a 1,25 nella maggior parte delle regioni e superiori a uno in tutte le regioni e contee autonome. In breve: l’epidemia si sta diffondendo in tutto il Paese.

2. Questa settimana stiamo assistendo a un altro forte aumento dei costisto guidando Il tasso di incidenza negli ultimi 14 giorni è 648,33 ogni 100.000 residenti nel periodo 26/10/2020 – 08/11/2020 (rispetto a 523,74 nel periodo 19/10 / 2020-01 / 11/2020). L’aumento dei casi si è diffuso in tutto il Paese.

3 – L’onere per gli ospedali è pesante, ma sembra che le misure siano riuscite:
L’epidemia in Italia, scrive la Stazione Spaziale Internazionale, sebbene intensificata dalla gravità per il maggior impatto sui servizi di assistenza, sta mostrando una leggera diminuzione della trasmissibilità rispetto alla settimana precedente che, seppur ancora molto elevata, potrebbe costituire un primo segnale A partire dal 25 ottobre 2020 sono state introdotte misure di mitigazione dell’impatto a livello nazionale e regionale.

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4. Dobbiamo ridurre drasticamente le interazioni fisiche tra le persone. L’Istituto Superiore di Sanità non usa parole a caso: chiede che la riduzione sia drastica, perché la pressione sui servizi sanitari deve essere subito allentata. Insomma: è imperativo che i residenti evitino tutte le occasioni di contatto con persone fuori casa che non siano strettamente necessarie e rimangano a casa il più possibile.

5. 20 Tra le regioni autonome e le province in pericolo
Venti distretti sono stati classificati come “ad alto rischio” per la trasmissione di SARS-CoV-2 incontrollata e ingestibile. Solo il Molise è l’unica regione ad avere un rating di rischio complessivo moderato.

6. 12 regioni hanno superato soglie mediche critiche: questo giustifica l’introduzione di nuove misure
Dodici distretti hanno superato almeno una soglia critica in Medicare o Terapia intensiva: se l’attuale mobilità viene mantenuta, quasi tutte le regioni e le contee autonome hanno una probabilità superiore al 50% di superare almeno una di queste soglie entro il mese successivo. Il Direttore del Dipartimento di Prevenzione del Ministero della Salute, Gianni Reda, ha affermato che si registra un preoccupante aumento sia dei ricoveri ospedalieri che dei ricoveri in terapia intensiva, e questo giustifica chiaramente misure più restrittive da adottare, soprattutto nelle zone a maggior rischio. Naturalmente, spinge la popolazione ad agire con saggezza.

7. I dati sulla mortalità rimangono praticamente invariati
La durata media della vita delle vittime di Covid è di 80 anni, che è più di 30 anni dell’età media dei pazienti in generale. Solo l’1,1% dei deceduti aveva meno di 50 anni. In particolare, all’11 novembre si sono verificati 472 decessi sotto i 50 anni, su un totale di 41.737 (1,1%), e 109 morti sotto i 40 anni (72 uomini e 37 donne tra 0 e 39 anni).

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Non sono disponibili informazioni cliniche su 31 pazienti di età inferiore ai 40 anni; Tra gli altri pazienti, 64 avevano gravi malattie preesistenti (malattie cardiovascolari, malattie renali, malattie psichiatriche, diabete, obesità) e 14 avevano malattie gravi non diagnosticate.

Sono state inoltre confermate in media 3,5 malattie preesistenti per le vittime di virus.

Il tempo medio (in giorni) dall’insorgenza dei sintomi alla morte è di 12 giorni; Dall’insorgenza dei sintomi all’ospedale 5 giorni; Dall’ospedale alla morte 7 giorni. Il tempo dal ricovero in ospedale alla morte è stato di 6 giorni in più in coloro che sono stati inviati alla rianimazione rispetto a quelli che non sono stati trasferiti (12 giorni contro 6 giorni).

13 novembre 2020 (modifica il 13 novembre 2020 | 21:22)

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