Il Milan si è trovato confuso

Da quando la pandemia ha cambiato il calcio professionistico, poche squadre in Europa sono riuscite a migliorare e ancora meno sono state in grado di invertire completamente la rotta. Tra calendari senza interruzioni, colpi frequenti e positivi che improvvisamente negano i giocatori, anche a poche ore dalle partite, i giocatori più anziani faticano a mantenere i loro punteggi e meno attrezzati il ​​più possibile. In Italia c’è un’eccezione rappresentata dal Milan che, dopo anni di profonde difficoltà, sembra aver quasi approfittato dell’epidemia per risolvere contemporaneamente tutti i suoi problemi.

Con l’ultima vittoria di domenica, il Milan si è confermato Saldamente in cima al tavolo Il campionato italiano, a cinque punti dall’Inter ea sei punti da Juventus e Napoli. In dieci giorni non aveva mai perso e solo quattro punti sui trenta a disposizione. Oltre ai numeri – che contano alla decima giornata, ma fino a un certo punto – quello che impressiona il Milan è che da qualche mese non si perde una partita e si riesce a battere tutte le prove che si susseguono, ammette. “Ho detto ai miei genitori che eravamo una vera squadra”, ha detto il tecnico Stefano Pioli dopo aver vinto domenica sera. La cosa migliore che distingue questo gruppo è che sfrutta tutte le situazioni, anche quelle negative, per fornire un’opportunità per dimostrare la propria qualità.

Il Milan ha iniziato la stagione prima degli altri, e prima degli altri ha dovuto fare i conti con infortuni e positività per i quali, ad esempio, si è trovato a lottare per la qualificazione ai gironi di UEFA Europa League con tre giocatori della Primavera, due dei quali non sono pari. Poco più che ventenne e senza alcuna esperienza. La scorsa settimana, senza il centrocampista e il carismatico capitano, Zlatan Ibrahimovic, e senza il difensore centrale Simon Kier, è riuscito a battere il Celtic Glasgow con una sconfitta per 2-0 e si è assicurato la qualificazione per il 32 ° round della European League. Solo settanta ore dopo, nelle stesse circostanze, ha battuto la Sampdoria, non senza lottare ma comunque in grado di fornire l’ennesima prova di tenacia.

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La cosa sorprendente nel vedere il Milan in testa alla classifica è che la squadra di oggi è nata come rimedio a un progetto artistico fallito, iniziato nel giugno dello scorso anno con la firma di Marco Giampaolo e concluso solo cinque mesi dopo con il suo licenziamento. . In quel poco tempo Giampaolo non riuscì a trovare un equilibrio tra il suo caratteristico gioco di cerniera e le esigenze di un ambiente sfidante, frustrato da anni di insoddisfazione. Come sostituto è stato scelto Pioli, allenatore abituato a lavorare sotto la pressione dei grandi club, avendo già allenato Lazio e Inter. Tuttavia, la selezione di Pioli sembra essere stata tra il cosiddetto “fattore traghetto” che limiterà i danni fino alla fine della stagione: la società stava infatti predisponendo un nuovo progetto tecnologico affidato al manager tedesco. Ralph Rangnick.

La svolta per Milan Pioli è arrivata nella sesta partita dopo la ripresa del torneo il 7 luglio. Quel giorno, dopo le nette vittorie su Roma e Lazio, la Juventus – ancora incerta sullo scudetto – si presentò a San Siro e recuperò incredibilmente bene con due reti e perse 4-2 in appena mezz’ora di gara. Da lì il Milan ha preso nettamente fiducia nelle sue potenzialità e non ha mai perso il campionato: non aveva mai perso diciassette partite consecutive. Con il passare del tempo, la classifica alla mano, la squadra più efficace della Serie A è diventata l’allenatore Paolo Maldini, l’allenatore che Contribuisci di più A costruire questa squadra, dietro i risultati “C’è qualcosa di segreto, che forse non scopriremo mai, e sicuramente molto lavoro, il concetto di gioco, l’idea di proprietà nei confronti dei giovani giocatori”.

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L’impressione è che il Milan abbia trovato il campo con un equilibrio dipendente da cinque giocatori di alto rango: il portiere Gianluigi Donnarumma, ora portiere, terzino Theo Hernandez, che porta costantemente in partita una squadra affidabile, Frank Casey, che ha fornito “ogni giocatore” per la profondità della sua prestazione, Hakan Calhan Ihsanoglu, che ha aggiunto qualità e contributi offensivi decisivi, e infine Zlatan Ibrahimovic, che oltre a continuare a segnare come in passato, viene descritto come guida e catalizzatore nella squadra altrimenti non è abituato ai livelli a cui aspira il club.

Tra queste costanti, forte della qualità e dell’estro dei tanti illustri giovani a disposizione, nasce una squadra equilibrata in cui tutti i titolari sembrano essere al loro posto, e dove anche i dirigenti sono determinanti. L’esempio migliore è l’ala norvegese Jens Peter Hoge, che è stato acquistato quasi alla cieca da Bodo / Glimt dopo averli affrontati nelle qualificazioni di Europa League a fine settembre, e che continua a sorprenderlo ogni volta che viene interrogato.

A questo punto, sembra che dopo tanti anni il Milan possa tornare a competere ai massimi livelli in campionato, in maniera stabile: l’obiettivo minimo è tornare in Champions dopo sette anni. Tuttavia, la stagione è ancora lunga e incerta, come mai prima d’ora. Il periodo natalizio è probabilmente la prima svolta: tra le Coppe e i gironi infrasettimanali, le squadre di classifica più alta giocheranno mediamente ogni tre giorni fino al 10 gennaio, quando si fermeranno all’andata e si potrà trovare il primo vero equilibrio.

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